L'impronta dell'artista: il blog

 

Benvenuti nel mio spazio dedicato all'arte! Qui condivido le scoperte fatte nella "lettura" delle opere d'arte. Il mio obiettivo è svelare e condividere i segreti che ogni pennellata custodisce, offrendo uno spunto a chi desidera conoscere l'autore, la storia, la committenza e la sua datazione. Scopriremo insieme che nessuna opera d'arte è anonima ed il linguaggio adottato dagli artisti è unico.

Dal 1991 ho imparato ad osservare la materia di un'opera s'arte per poterla conservare restaurare e poi per poterne riconoscere tutte le informazioni stilistiche o gli elementi che la compongono. Osservando un giorno mi accorsi di aver trovato una Anamorfosi. Ne parlava il Prof. Zeri in un suo libro. Mai avrei immaginato di fare un percorso di conoscenza delle Tecniche dettate da principi filosofici e matematici Alchemici e Cosmologici. Fu veloce trovare nei libri sul Web tutti gli elementi che potevano aver suggerito un tale miracolo.

Le immagini anamorfiche sono in tutte le opere. Alcune sono come ologrammi ed altre sono figure più semplici ma tutte riguardano elementi che definiscono l'opera o l'artista o il committente. Era tutto molto affascinante ciò che stavo vivendo e decisi di scrivere degli appunti che oggi condividerò con voi.

Continuando la mia osservazione mi accorsi dell'importanza della luce. Questo elemento fondamentale nella costruzione dell'opera e non solo. Ho potuto scoprire che come l'inchiostro simpatico nelle lettere anche nelle opere vi erano scritte che grazie ad una certa luce potevano apparire. Scoprii che gli artisti utilizzavano ed ancora oggi utilizzano queste tecniche per scrivere firmare e lasciare pensieri sulle opere. Si tratta di diari le quai pagine appaiono in diverse ore del giorno o della notte.

Una storica dell'Arte mi rispondeva che non conosceva questa mia Tecnica di rilevazione. Veramente io pensavo che dalla sua alta esperienza avrebbe potuto elaborare un pensiero o una certezza in più sulla attribuzione un suo parere esperto ma dopo questa reazione invece sparì. Ho capito che questo segreto usato da tutti gli artisti illuminati nelle loro opere non è facilmente accessibile a tutti e che per questo non è gradito.

Ma i dubbi sulle opere sulla loro attribuzione incerta sulla incompleta documentazione può aver termine. Gli artisti firmano da sempre le opere nelle quali ritraggono i committenti che ci appaiono come le immagini simboliche inserite sotto forma di anamorfosi o "magie" come le chiamò il Vasari.

Le datazioni seguono gli eventi così a volte sono più di una così come cambiano i committenti. Vi sono indicati anche i nomi delle persone alle quali le opere venivano donate e così i volti diventano più di uno. anche l'artista si autoritari e questo prima di scoprire le date scritte mi ha consentito di dare un tempo secondo il volto dell'artista.

si stanno perdendo opere importanti che sono tasselli nella Storia degli Artisti e dell'Arte. c'è tanto da fare.

Perchè rinunciare a questo dono messo a disposizione dagli artisti di tutti tempi? 

ecco ho pensato di dare un contributo alla scoperta di tanta verità. La chiarezza è ordine e questo da sempre è motivo di benessere.

Anamorfosi del dipinto "Verginità" di Giacomo Balla 

Consulenze personalizzate

Possiedi un'opera d'arte o un manufatto artistico di cui vorresti conoscere la storia? potremo "leggere" e scoprire l'autore, la committenza, la datazione e tutti i segreti nascosti nel manufatto.  Nessun dipinto è anonimo, ogni opera ha una storia da raccontare.

Attenzione: Potrai avere uno studio scientifico (non una perizia legale) realizzato con le tecniche da me adottate che spero siano motivo di riflessione e conoscenza per chi come me da anni si occupa della materia e della Storia dell'Arte.

Condividere nuove conoscenze dovrebbe essere sempre motivo di riflessione e discussione ma mai di divisione. Questo è il mio pensiero per qualunque ambito di studio o di rapporto con le persone con le quali interagiamo .

dunque se siete interessati a conoscere l'origine e la storia delle vostre opere lo avrete.

Questo è il mio lavoro dal 2017 e svolgo la mia consulenza per antiquari e privati collezionisti o semplicemente per chi ha un'opera in casa.

Come vedrete su tutti i materiali ci sono queste informazioni. Ho acquistato ad esempio ad un mercatino vintage un posacenere di Depero e appare il suo volto la sua firma tridimensionale ma questo avviene anche su ceramiche o altri manufatti.

Mai più segreti.

 

 

Introduzione al Volume I de "L'Impronta dell'Artista"

 

 

INTRODUZIONE

Questo libro nasce dall’incontro fortuito con un dipinto di Tiziano Vecellio che rivelò anamorfosi e firme tridimensionali, che modificavano la lettura della Storia dell’Arte.

Trasmettere ad altri questi messaggi era stato il mio primo pensiero.
Si trattava di produzioni artistiche che avevano attraversato la storia fino ad oggi ma le immagini e le scritte che vi apparvero erano cosı̀ nuove da ispirare un rac- conto in tempo reale di ciò che vedevo cosı̀ come mi stava arrivando.
Con la mia nuova Tecnica di Rilevazione, lasciavo emergere le immagini simboliche anamorfiche, fotografandole ma anche tutte le firme e le scritte che potevo rilevare graficamente semplicemente leggendo le opere con una certa luce, ad una certa distanza, con una certa inclinazione e ad un certo periodo.
In questo testo troverete tutte le informazioni certe sulle opere d’arte note che si dovrà pensare di rivedere rivalutare, dopo queste rivelazioni, nella loro giusta “famiglia” o meglio nel loro giusto contesto artistico-storico-culturale, mentre le opere ritrovate che qui verranno presentate, cambieranno anche la storia della produzione artistica degli stessi artisti che le hanno prodotte, svelandoci aspetti nuovi della loro personalità dei loro pensieri.
Al di là del riconoscimento stilistico, della tipologia di pennellata o altre indicazioni già note, avevo compreso che realizzando indagini tecnico scientifiche sulle opere, queste diventavano riconoscibili, sempre, nella loro unicità.

Leggendo i risultati delle indagini potevo confermare la loro compatibilità con gli artisti da me riconosciuti, grazie agli elementi che le componevano e le scritte sotto la pittura visibile o la datazione dell’opera.

"Il Testimone rivelò la verità che altrimenti sarebbe rimasta celata per sempre”

(Platone – il Timeo)

 

Avevo letto e rilevato nelle Opere tutto ciò che gli artisti avevano voluto scrivere o raccontare.
Si poteva, volendo, leggere e conoscere informazioni, che noi non potevamo sa
pere prima di oggi, perché facciamo parte di un’epoca lontana da loro o gli artisti stessi, già sono nel mondo delle anime.

Neoplatonici e Neo-teosofici, dividono in due correnti la modalità di realizzare questi messaggi.
Osservando bene le opere degli artisti contemporanei illuminati o se si volesse parlare di questo con loro, se si creasse collaborazione, sarebbe possibile avere delle conferme su quanto qui ho potuto affermare.

La Tecnica si tramandava dalla parola del Maestro all’Allievo, nulla era mai stato scritto a proposito; nel Vangelo si legge: "Nulla potrà più essere nascosto nell'era dell'Acquario".

Questo era il segreto apparso nelle immagini dei dipinti di Piero della Francesca, Andrea di Verocchi, Leonardo, Michelangelo Bonarroti, di Tiziano Vecellio, di Michelangelo Merisi da Caravaggio, di Francisco de Goya, di Amedeo Modigliani, e molti altri artisti.
Qui, avevo voluto raccontare questa scoperta che mi ha trasportato in un mondo fin’ora sconosciuto.

Non sempre quando si studiava un'opera, si rendeva fondamentale comprendere alcuni concetti filosofici per sapere come le opere stesse venissero conce- pite e costruite dagli Artisti, ma qui era accaduto ed era imprescindibile spie-

garlo per interpretarne il significato.

Dunque, era necessario iniziare da questo concetto Filosofico, Matematico e Co- smologico, introdotto dalla frase di Platone nel “Timeo”, che apriva questo libro, per comprendere ciò che era stato rivelato, grazie al “Testimone”. Il Testimone è un Opera d’arte è una fotografia dell’Opera d’arte o di ciò che si vuole conoscere

o indagare. Il Testimone è l’Opera stessa

Grazie alla Geometria Sacra, grazie alle affermazioni di Platone, ispiratore degli studi degli artisti rinascimentali oggi abbiamo la possibilità di leggere il pen- siero dell’artista o ciò che ha ispirato l’opera, chi era il committente, la data dell’Opera stessa ed anche il contesto storico-culturale. Questi principi ispiratori si trasformarono ispirandosi a quelli Teosofici di Goya, di Modigliani e via via ad altri artisti contemporanei.

Avevo potuto dare significato alle anamorfosi da loro composte, che nelle Opere d'Arte inserivano figure di animali, celate da strati di pittura sapientemente applicati, che vedremo apparire tridimensionalmente o come modificazione degli elementi pittorici presenti nell'opera e visibili attraverso la decodifica delle Anamorfosi.

Di questi simboli documentati, fotograficamente e scientificamente, ho potuto raccontare in questo testo, di come l'incontro con un dipinto di Tiziano mi aveva concesso di svelare e renderci adepti di una decodifica fin qui ristretta a pochissimi eletti, quelli che vissero al tempo o che appartenevano ad una cerchia ri- stretta di artisti o Maestri.

Oggi insieme è possibile conoscere e comprendere volendo “leggere” le opere d’arte.

Si trattava di simboli animali che fuoriuscivano da ogni luogo, ma ad arte, insieme a sigle, numeri, volti che costellavano ad esempio, le Opere di Tiziano Vecellio, come nella “Veritas Filia Temporis” la testa di un leone, come un ologramma, comparve con una certa luce, ad una certa distanza e definendo l'iconografia simbolica di Ercole Farnese.

Si trattava anche de l“Unicorno rampante” nell'Annunciazione di Piero della Francesca, della testa di pesce che apparve dietro alla testa della “Gioconda”, o della bestia feroce che spalanca le sue fauci che si scorgeva tra i monti sullo sfondo ed il leone che fuoriusciva dalla grotta infuocata, mentre un volto sorridente di profilo, quello di Francesco di Giocondo, marito di Lisa Gherardini, la Monna Lisa, ritratta da Leonardo e un altro artista che riconosceremo; lo sposo, sembrava osservare dal basso la sua bella amata e la scena.
Cosı̀ anche Michelangelo nell'immagine, densa di corpi del “Giudizio Universale”, studiava il modo di inserire il significato racchiuso nell'opera.

Cosı̀ anche i 3 dipinti “Danae”, come altre opere del Tiziano sparse per il mondo, esprimevano la passione, il genio, la scienza, l’artisticità di Tiziano.
Speriamo davvero che, anche Voi, verrete coinvolti come è successo a me, da quanto era apparso ai miei occhi.

In questo testo si completavano e svelavano i segreti ed i significati nelle Opere d’arte dopo 500 anni.

Accennavo alla rappresentazione simbologica di Caravaggio nei suoi dipinti, come il pesce che, come nella Gioconda, fuoriusciva dalla testa di San Pietro, a rappresentarlo e introduceva la sua storia di umile pescatore, divenuto Apostolo

di Cristo. Ma anche i dipinti di Caravaggio riveleranno nuove incredibili realtà .

Tutti i perché , dopo anni di lavoro, erano venuti via, via, a chiarirsi lentamente e per sequenza logica e, con ciò , diventava possibile comprendere il senso delle Anamorfosi inserite nelle grandi opere rinascimentali, ed in quelle più recenti, legate alla Teosofia, come dottrina filosofica ispiratrice e che si erano qui svelate.

“L’arte astrologica era legata ai processi che rendevano produttiva ed improduttiva la natura, a seconda delle stagioni, ma soprattutto della luce del sole o

dell'alternarsi tra luce e sole.

L'uomo era grato al sorgere quotidiano del sole, era grato all'acqua che ci da la vita, alla primavera ed all'estate che ci dava alimento e per l'oscurità invernale

che garantiva il rinnovarsi del mondo.

Nella modificazione atmosferica, nella sua ciclicità si ritrovava lo specchio degli

eventi che caratterizzavano un segno zodiacale, un mese dell'anno.

Questo era diviso in 4 parti o porte

Nell'astrologia si trovava il significato del mito, per questo veniva vissuta come

magica e poetica.

Il segno dell'Ariete, ad esempio, veniva vissuto e descritto come quello della veemente impulsività , la ritroveremo di frequente nelle nostre anamorfosi. L''Ariete, faceva parte dell'Equinozio primaverile era lo spirito che agiva sulla mate-

ria per renderla viva.”

Le parole di Marco Manilio, poeta romano e latino, nel suo “Astronomica”, ci avevano descritto i segni zodiacali nel loro significato mitologico, come il segno dell'Ariete: “l'Ariete accoglieva nei propri confini Febo (il sole) allorché quell'astro era a metà del cammino che compiva per raggiungere il Cancro: tale segno divideva cosı̀ il cielo in maniera che una perfetta armonia regnasse la luce e tenebra. Provocava inoltre un profondo rinnovamento, comandando infatti al giorno, che nell'inverno era stato più breve della notte, di prendere il soprav- vento, ed alla notte invece di piegarsi al giorno sino a che entrambi non avessero

raggiunto l'ardente segno del Cancro.

Sotto l'Ariete il mare cominciava a calmare i propri flutti, la terra osava final- mente produrre ogni sorta di fiori, il bestiame e le varie stirpi d'uccelli, sparsi

per le ricche campagne, s'affrettavano ad amarsi ed a riprodursi.

Foglie verdeggianti rinascevano da ogni parte, sicché la foresta echeggiava di suoni armoniosi: tanta forza aveva ritrovato la natura nuovamente svegliandosi

dal suo torpore!”.

Da qui nasceva la forza dell'amore?

Questi avevano celato nelle opere più famose, come "'Annunciazione” di Piero della Francesca, la “Gioconda” attribuita a Leonardo da Vinci, il “Giudizio Universale” ed altre opere importanti, grazie al dipinto di Tiziano, “Veritas filia Tempo-

ris”, messaggi e verità nascosti da narrare.

La costruzione dell'Anamorfosi, avevo potuto comprendere alfine, era legata all'Astrologia, alla Cosmologia che i Teosofici chiameranno in tempi più recenti,

Cosmogonia.

Leggeremo, come in un flash-back, il senso di questa tecnica artistica che, ne eravamo inconsapevoli, faceva vivere le opere d'arte dei più importanti artisti

rinascimentali o teosofici, o di quelli moderni.
Del resto, in quanti film gialli, nella prima inquadratura appare il volto dell'assassino o l'elemento che ce lo svelerà ?

Platone, nel 360 a.C. scrisse il “Timeo”, qui affrontava problemi filosofici, scientifici ma anche il problema della Cosmologia.
Egli descriveva la natura del principio materiale del Cosmo e si occupava dello

Era il 4 Marzo 2019, quando, avevo depositato alla SIAE per Europa e per la SIAE – Sezione OLAF per l'America, la prima parte dello studio artistico e scientifico, anticipando ciò che avevo scoperto, riguardo le opere degli artisti Rinascimentali

Lo studio dei fenomeni fisici, quindi della realtà , che proprio perché soggetta al divenire, diede vita a delle probabilità del divenire e non a delle certezze. Anticipava di millenni la Fisica Quantistica, che aveva dimostrato che la materia (realtà ), si manifestava solo quando le onde di probabilità del quark (la più piccola particella della materia), collassavano incontrando un osservatore, che di- ventava cosı̀ esso stesso, il creatore della realtà dello spazio in cui viveva. Questo principio espresso, ci ha accompagnato nella nostra vita in ogni realtà, in ogni evento.

Platone descriveva il Cosmo come composto di quattro elementi fondamentali, Acqua, Terra, Aria e Fuoco.

 

“Iddio compose tutto il mondo di Fuoco e Acqua e Aria e Terra, perché il mondo fosse, quanto poteva e di perfette parti “
(Timeo di Platone, verso 55)

 

Questi elementi erano fondamento della realtà materiale, erano composti di qualcosa di più basilare, dei triangoli, che erano talmente piccoli da essere quasi invisibili.
Questi in grande quantità davano vita, appunto, ai quattro elementi:

La Terra corrisponde al Cubo

L'Aria corrisponde all'Ottaedro,

L'Acqua corrisponde all'Icosaedro

Il Fuoco corrisponde al Tetraedro

Nel “Timeo” si poteva leggere di una figura geometrica usata dal creatore per il “tutto”, Platone citava poi, un quinto elemento che conteneva tutti gli altri 4 e che “è di forma animale”.

Questa figura a dodici facce, a forma di animale, che ricordava lo Zodiaco ed i suoi 12 segni, venne poi riproposta dal filosofo Platone nella sua opera “La Repubblica” (scritto tra il 390 e 360 a.c), nella quale presentava “l'immagine sim- bolica dell'Anima”, come un animale dalle innumerevoli teste, alcune mansuete ed altre feroci.

Non era forse questa, anche la rappresentazione del dipinto “Allegoria della Prudenza (Fig1)?

 

Il giorno 20 Gennaio verrà pubblicato qui il primo Capitolo del  volume I de "L'Impronta dell'Artista"

Figura 1 - "Allegoria della Prudenza"

Tiziano Vecellio

 

“L’IMPRONTA DELL’ARTISTA”

Il nuovo DNA degli Artisti
IL SEGRETO NASCOSTO NELLE OPERE D’ARTE

Volume I - i Neoplatonici

Roberta Purgatori

 

La tecnica di rilevamento di scritte e immagini anamorfiche celate per conoscere La Committenza, i segreti, il pensiero dell’artista, il significato, l'attribuzione e la datazione delle opere d'arte

“Nulla potrà più essere nascosto nell'era dell'Acquario”

“Veritas Filia Temporis” svela i messaggi di

Piero della Francesca, Tiziano Vecellio, Gian Andrea ed Elisabetta Sirani, Rembrandt Van Rijn, Esteban Murillo

 

INDICE

Copertina – Fotografia (Roberta Purgatori) dell’Ologramma della testa del Leone cinta dalla gabbia da Ercole Farnese – Tiziano Vecellio
Indice
Introduzione

Capitolo I
L'incontro con il genio di Tiziano Vecellio
Capitolo II
Gli studi e la tecnica scientifica – Tiziano e la scuola di Leonardo da Vinci

Capitolo III
Percorsi storici del dipinto “Veritas Filia Temporis”
Capitolo IV
Le Anamorfosi di Tiziano
Capitolo V
Significato allegorico della “Veritas Filia Temporis” - Autenticità dell'Opera di Ti- ziano
Capitolo VI
L'Anamorfosi nella disciplina pittorica di Tiziano
Capitolo VII
Analisi del dipinto “Veritas Filia Temporis”
Capitolo VIII
Tiziano Vecellio e la Rivoluzione Copernicana nel linguaggio artistico segreto della “Veritas Filia Temporis”
Capitolo IX
Il ritrovamento dell'opera di Tiziano Vecellio “Cristo scaccia la peste da Verona con i Santi Rocco e Marco”, svela l'inedito rapporto tra le Opere di Caravaggio ed il Maestro Tiziano
Capitolo X
“Caino e Abele” un'Opera ritrovata di Tiziano Vecellio, ricompone l'ordine nelle versioni dello stesso tema già conosciute, dell’Artista stesso.

Capitolo XI
Piero della Francesca e le mani come elemento di riferimento per celare messaggi e figure simboliche nelle sue rappresentazioni artistiche - La firma dell'artista
Capitolo XII
Gian Andrea ed Elisabetta Sirani - Le Anamorfosi di “San Girolamo Penitente” - “Elena e Selene” - “La Strage degli Innocenti”, rivelano il segreto della morte di Elisabetta
Capitolo XIII
Esteban Murillo e le favole per rappresentare l’arte

Schede Tecniche

Scheda 1 - Studio degli elementi che compongono l'opera “Veritas Filia Temporis” Pag.
Scheda 2 - La Geometria Sacra, nella costruzione delle Anamorfosi nelle Opere di Piero della Francesca di Andrea di Verocchi, di Leonardo, Raffaello, Michelan- gelo, Tiziano, Caravaggio - Un nuovo DNA Pag.

Scheda 3 - Anamorfosi – riferimenti tecnico-filosofici e principi scientifici – La scuola di Leonardo da Vinci e Verocchi Pag.
Scheda 4 - “Scriptie Aretino” importanza degli scritti, nella produzione artistica di Tiziano

Bibliografia
Indice Illustrazioni Copertina finale

 

Capitolo I
“L'incontro con il genio di Tiziano Vecellio”

Entrai in quella stanza, di un bel appartamento al centro di Roma, tutto era con- servato così come era stato dai primi del '900, si respirava ancora l'aria sobria ed elegante, di un tempo passato.
La figlia, oggi divenuta Presidente della Fondazione, che lì ha la sede storica, mi aveva invitata a vedere un dipinto che era stato attribuito a Tiziano Vecellio dal critico d'arte Giulio Carlo Argan, conosciuto e stimato per i suoi libri di Storia dell'Arte, usati nelle scuole, nelle Università.

Questa attribuzione era stata contestata, in realtà anche temuta, così da rendere difficile dare un valore definitivo all'opera stessa.
La proprietà mi accolse.
Le luci del giorno, pur entrando da due alte e larghe finestre dell'antico edificio, arrivavano dirette nei miei occhi, impedendo quindi di osservare da lontano l'o- pera d'arte, che sembrava restare, per assurdo, al buio.

Avanzando, appena lo vidi, attratta da quel dipinto, quasi senza salutare, subito mi avvicinai e scorsi di fronte a me uno spettacolo!
Quell'opera, che in fotografia sembrava un francobollo, era di misure museali, dominava la stanza e quindi, sebbene si trovasse tra due finestre che illumina- vano la parete di fronte, venni attratta da una luce che sembrava propria, ema- nata dal dipinto stesso.

Sembrava essere carico di energia e con quella luce, che sfiorava appena la pellicola pittorica, non potei fare altro che procedere camminando, verso il centro del dipinto.

Prima ancora di guardare tutti i particolari del dipinto, mi accorsi di tre semicer- chi che affioravano dalla pellicola pittorica.

Il cuore mi batteva come se avessi fatto una grande corsa. Strano, pensai.

Questi segni avevano uno spessore a degradare verso l'angolo destro, in alto, della rappresentazione.
Avevo una sensazione di grande serenità, sorrisi e dissi: “ma qui c'è una Ana- morfosi”!

“Di che si tratta?”, mi chiese la Signora
“E' una tecnica”, dissi, “che consente, osservando l'opera da un certo punto e con una certa luce, di vedere apparire, se posti di fronte al dipinto, con una certa inclinazione dello sguardo rispetto alla superficie pittorica, una immagine non visibile a occhio nudo”.

Questa tecnica, che qui avevo potuto sperimentare su me stessa, grazie all'ener- gia che sviluppava aveva anche la proprietà di rimandare benefici influssi sulla persona che la osservava.

Non avevo alcuna idea di dove fosse quel punto con precisione, ma vista la proiezione dei tre semicerchi, iniziai a percorrere con gli occhi prima e con le mani poi, il bordo della cornice, a sinistra. Cercavo un foro, un punto di riferi- mento nella cornice che mi desse la possibilità di trovare il punto dal quale os- servare disvelarsi l'immagine anamorfica.

Anni fa, uscì un libro del Prof. Federico Zeri nel quale spiegò, molto bene, come solo lui sapeva fare, il dipinto di Hans Holbein, dedicato ai due Ambasciatori (Figura 2). Vi era una specie di macchia levitante ai piedi dei due ambasciatori

 

Figura 2 - “I due Ambasciatori” - Hans Holbein il Giovane (Immagine allegata)

Bene, la tecnica dell’anamorfosi poteva consentire di sviluppare una immagine tridimensionale, solo se l'occhio, attraverso quel foro, fosse riuscito a focalizzare lo sguardo attraverso quella linea ideale.

Il foro era stato fatto praticare appositamente dall'artista nella cornice e, come per magia, guardandovi attraverso, consentiva che si sviluppasse l'immagine in 3D:
L'immagine svelata era un teschio, un memento mori, un monito agli Amba- sciatori per riflettere sulla ritrovata pace tra loro e la fine di una guerra. Quell'armistizio si consolidò probabilmente anche grazie all’effetto terapeutico benefico rasserenante emanato dalle onde energetiche presenti in quella ana- morfosi così come la percepisco. È certo che i due Ambasciatori si incontrarono davanti a questa opera.

Era entusiasmante quel libro, per come il Prof. Federico Zeri sapesse trasmettere i suoi contenuti culturali, per come sapesse coinvolgere il lettore e dare un senso a ciò che normalmente si osservava andando in giro per l'Italia, o per il Mondo. Un grande comunicatore.

Opere d'arte, viste solo come immagini, ma che dentro e dietro di queste na- scondevano significati culturali-storici-scientifici inimmaginabili.
Vedremo in seguito, quante opere si sono perdute durante la Seconda Guerra Mondiale, per via di trafugazioni e vendite illegittime e come non sia possibile conoscere, non sia possibile oggi quantificare il valore reale di quanto è andato perduto.

Comunicai anni fa, con uno dei medici italiani, che per primi, durante una spe- dizione al Polo Nord, inviarono con il modem dati medici, scientifici per essere studiati, qui in Italia e spiegò poi, come il gruppo li aveva potuti analizzare in tempo reale, dando inizio all'era della trasmissione dei dati con un computer. L'incontro era nato nei primi anni '90. Stavo riflettendo, a quel tempo, su come realizzare un sistema per poter trasmettere la catalogazione completa di tutte le opere d'arte che abbiamo, su un unico sito e di tutti i dati possibili per poterli riconoscere, conservare.

Così sarebbe stato possibile quantificarne il valore e pianificare un progetto di manutenzione per la diffusione dei dati a tutti coloro che per lavori culturali o di tutela del patrimonio artistico, privato e pubblico, debbono poter comparare queste informazioni.

Ragionai molto sul costo enorme che si doveva affrontare per svolgere questo progetto, riferito alla trasmissione di dati in contemporanea, di indagini o di dati tecnici o di testi prescannerizzati.
A quei tempi lo stato della tecnologia non avrebbe reso possibile inviare docu- menti così pesanti, come anche le immagini.

Comunque vi fu un evento, in merito alla presentazione del primo lavoro scien- tifico eseguito con un programma computerizzato, su un'opera di Caravaggio, anzi due opere, per scoprire quale fosse la versione originale, attraverso la sot- trazione di colore.

Si trattava di un progetto davvero affascinante, quello di poter indagare sotto la pellicola pittorica senza dover rimuovere campioni di colore, per essere certi di cosa ci fosse sotto lo strato che appariva, era davvero una soluzione fantastica. Poter sapere di più sui metodi esecutivi o se vi fossero aggiunte di pittura sull'opera originale, ma senza creare ulteriori danni all'opera stessa, oltre a quelli do- vuti al passaggio nel tempo; ma purtroppo la Soc. ITALSIEL lo aveva realizzato come progetto sperimentale e non lo avrebbe poi reso operativo.

Chi aveva realizzato quel progetto, lo poteva rendere esecutivo, ma mancava lo sponsor e la comunicazione, con chi era preposto a sviluppare questa idea ed applicarla seriamente a molti interventi su opere d'arte e che fossero non distruttivi.

Nessuno aveva ancora scannerizzato archivi, testi, immagini
Ma tornando al Prof. Zeri, questi aveva il più importante archivio fotografico esi- stente di opere d'arte, realizzato durante tutta la sua vita.

Aveva percorso strade sconosciute, era entrato in chiese, musei, case private ed aveva documentato tutto, aveva anche ricevuto molte immagini che aveva doviziosamente archiviato, scrivendo l'attribuzione nota o da lui desunta, la colloca- zione, se la conosceva, la Proprietà.

Schede preziosissime!
Mi venne spontaneo suggerirgli che non si poteva perdere tutto questo, soprattutto, che quel materiale prezioso, avrebbe dovuto essere fruibile da tutti e la migliore cosa sarebbe stata quella di scannerizzare il materiale, creando un archivio che restasse a disposizione del futuro, della cultura, si trattava di un patrimonio culturale indescrivibile.
Non mi era stato ancora possibile monetizzare il costo per poter realizzare que- sto progetto, perché comunque, era certo che avrebbe avuto un costo elevato, ma tentavo disperatamente di realizzarlo anche per poter mettere in comunicazione i vari professionisti coinvolti nel campo artistico-culturale, era questo il titolo del mio progetto e, iniziare da una collezione di foto e dati così importante, sarebbe stato basilare, per poter presentare l'idea ad uno sponsor.
Registrare dei video spiegando ciò che era nel suo patrimonio culturale avrebbe rappresentato un grande dono per i futuri amanti o studiosi dell’arte.
Il Prof. Zeri, si interessò all'idea, tentavo di comprendere come sviluppare la comunicazione tra gli addetti all'arte” nell’ambito dei progetti di una Associazione che avevo fondato con altri colleghi restauratori ed avevo trovato il modo di sviluppare un programma con dei tecnici informatici, in particolare con la Hypersoft S.r.L.di Ferrara che già aveva sviluppato dei programmi per la cultura.

Oggi esiste fortunatamente il Catalogo delle sue fotografie ed è on-line l’Archivio Zeri, disponibile per chi vuole studiare, per tutti coloro che hanno desiderio di conoscere. Ascoltando alcuni video messaggi da lui realizzati, in cui si spie- gava la storia dell'arte, i segreti degli artisti, delle opere stesse, si comprendeva tutto il bagaglio culturale acquisito e l'esperienza irripetibile, oggi di questo grande Storico dell'Arte.

Tornando alla mia ricerca, posso dire, che mi era stato utile consultare l'archivio del Prof. Zeri perché avevo potuto ritrovarvi una foto proprio del dipinto “Veritas filia Temporis” e vedremo perché questo era stato importante.

Con questo spirito avevo sempre cercato di lavorare, con le basi del restauro e della conservazione, con la conoscenza della materia dell'opera d'arte avevo stu- diato, cercando di andare oltre il visibile.
Ma qui, in questa casa, di fronte al Tiziano, il dono ricevuto dal fato era grande, avevo potuto davvero andare oltre il visibile, scoprendo che mai prima si era compreso o visto tutto questo o semplicemente non se ne era mai parlato.

Non era mai capitato prima di poter aggiungere tanta conoscenza ad una piccola esperienza. Mi trovavo di fronte ad un dipinto inedito di Tiziano, creato proprio per Alessandro Farnese.

Come prima cosa, pensai di prendere il catalogo di opere del Tiziano, che avevo a disposizione, dove le immagini sembravano dipinti appoggiati sulla carta, con un'ottima definizione.

“Certo”, riflettevo, “questo dipinto aveva un titolo incredibilmente legato a ciò che rivelava”:
“Veritas Filia Temporis”, cioè il “Tempo svela la Verità” o il “Tempo libera la Verità” (Figura 5).

Il destino aveva offerto un grande regalo al presente, aveva consentito di vedere oltre il visibile, di conoscere ciò che andava letto tra le righe, dopo 500 anni, perché c'era tutto, ma proprio tutto nei testi antichi, e partendo da questo, era arrivato il momento di andare a ritroso nel tempo e nella storia per decodificare i messaggi celati.

Appariva evidente, che Tiziano non poteva che aver tradotto ciò che gli antichi filosofi o scienziati o artisti gli avevano trasmesso.
Tiziano fu un genio, ma Andrea Di Verocchi, Piero della Francesca e Leonardo da Vinci lo furono ancora, infinitamente più di lui.

Leonardo fu il suo maestro ed ora svelerò qui ciò che ho potuto leggere, scoprire Dietro l'Immagine, proprio come diceva il Prof. Zeri, che di questo dipinto ha archiviato la copia, attribuendola a Pietro Liberi, artista del XVII Secolo.

Osservando un dipinto di Pietro Liberi, come ad esempio “San Nicola tra i santi Ermagora e Fortunato”(Fig.2a) conservato nella Chiesa di San Nicola a Lubiana, e attraverso l'analisi del dipinto fatto in occasione del suo restauro, era possibile rendersi conto che pur rilevando diverse anamorfosi realizzate dall'artista, era totalmente diverso il cromatismo da lui utilizzato per l'incarnato, che tendeva a velature rossastre e che le anamorfosi degli animali, erano molto più aderenti alle immagini reali, che vedevamo in natura, dunque avevamo un leone con una folta criniera seduto ad osservare.

Zeri, non aveva mai parlato di certi segreti, svelati solo a pochi adepti, in un passato lontano, dunque nel dipinto da lui archiviato, non c'era la stessa magica energia, che aveva funzionato da catalizzatore, da attrazione e che, come quando si prova l'emozione di innamorarsi, aveva fatto nascere in me, il desiderio irrefrenabile di conoscere più a fondo, come svelare il mistero?

Mi portò molto lontano, tutto ciò.
I Codici di Leonardo Da Vinci, soprattutto il Codice Atlantico (Fig.3) trovava qui, una delle sue applicazioni ed il sapere dei messaggi occulti, mi si svelava da- vanti agli occhi. Neanche la “Gioconda” con i suoi sorrisi, o l'atmosfera eterea dipinta sul fondo, avranno più segreti.

Il lavoro di perito per le opere di pittura antica, si svolge così come fa il detective, che percorre una strada in cerca della soluzione del caso.
Non è forse, la ricerca degli elementi che rivelano chi è “l'assassino”, al quale avevo accennato in apertura?

Inizio sempre a studiare, da ciò che osservo nell'immediato, per cercare i significati iconografici apparenti.

 

Figura 2a - “San Nicola tra i Santi Ermagora e Fortunato” (Immagine allegata di seguito)

 

Proseguo lo studio sulla materia dell'opera d'arte; quindi, seguendo l'imprinting del restauratore, in questo caso, valuto ogni elemento che la compone ed acquisisco ogni elemento o indagine chimico fisica o indagini non distruttive (letteralmente, indagini tecniche, che non danneggiano o distruggono parti selezionate nell'opera d'arte) se ci sono e in assenza, faccio in modo che vengano svolte, (se sono strettamente necessarie perché costano moderatamente abbastanza) termino quindi, con l'acquisizione di ogni documento relativo all'opera e così via. Una volta avuta la certezza, di quanto è stato realizzato nel primo approccio, ne cerco le conferme e per questo rileggo ogni documento scritto sull'artista e le sue opere e le acquisisco per ricostruire il vero percorso di com- prensione dell'artista trattato. Ricompongo quindi, il puzzle di frasi trattenute dai più importanti studiosi, ma non ancora organizzate secondo il vero significato, che ora qui, andrò così a svelare.

(Vedere Scheda Tecnica 1)